Note di regia
Patrizia Besantini
Un viaggio nel teatro dell’umano esistere e del formidabile pianeta​​​​​​​
ATTIDICURA è il tema della quinta edizione, concepita come un percorso rituale collettivo dell’arte del buon vivere.​​​​​​​
Un attraversamento simbolico fatto di performance, azioni e rituali contemporanei che invitano il pubblico a riconoscere, abitare e trasformare il proprio modo di stare nel mondo.
Moon Festival 26 esplora il concetto di cura come atto radicale, quotidiano e politico. Atti di cura cicli invisibili che regolano l’esistenza umana e quella del pianeta.
Prendersi cura significa riconnettersi al proprio tempo interiore, alla qualità del tempo vissuto, al proprio ritmo naturale.
Significa interrogarsi su come viviamo, produciamo, consumiamo, relazioniamo.
Su quanto siamo purtroppo maggiormente allineati ai cicli economici e produttivi, invece che ai nostri cicli esistenziali, corporei, emotivi, energetici.
La cura è trasversale.
Riguarda l’individuo, ma anche l’ecosistema di cui fa parte: la società, l’ambiente, la civiltà.
La salute della persona riflette la salute del pianeta, e viceversa.
Dove passa la linea di confine? Esiste davvero una demarcazione?
Oggi l’essere umano è spesso in sintonia con ciò che rende efficienti, non con ciò che rende vivi.
Questo genera distanza da sé, stress, disconnessione, e una progressiva normalizzazione di uno stile di vita tossico, seppur socialmente accettato.
Prendersi cura diventa allora una domanda aperta:
Di cosa abbiamo davvero bisogno?
Quali sono le motivazioni profonde del nostro essere qui, ora, in questo tempo e in questi luoghi?
Come possiamo guarire non solo il corpo, ma l’asse stesso su cui costruiamo la nostra esistenza?
La guarigione, in questa visione, va oltre il concetto di salute fisica.
È cosmica, energetica, relazionale.
È un cambio di paradigma, un rovesciamento degli assi che oggi guidano l’agire umano.
Attraverso spettacoli, installazioni interattive e scenografie luminose e non, il Moon Festival invita il pubblico a fare esperienza di questa domanda, non a trovare risposte preconfezionate.
Un’esperienza sensibile, collettiva, lenta.
Un rito contemporaneo per ricordare che prendersi cura è un atto creativo, necessario, urgente.
Non possiamo salvare il mondo in tre giorni. 
Ma possiamo ricordarci di farne parte.
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